venerdì 15 gennaio 2010

I proletari del 2010


In merito agli episodi di Rosarno, forse a non tutti è chiara la vera entità del problema. Accendendo la tv, sfogliando i giornali e persino leggendo le notizie su internet, si parla principalmente degli aspetti razzisti della vicenda. E via con le solite e scontate condanne, con le solite banalità che da sempre contornano la questione del razzismo. Di razzismo si è trattato, è evidente, ma questo è il caso in cui un episodio grave aiuta a scoprirne uno ancora più grave. Anzi più che scoprire, a concentrare l'attenzione. Si tratta del dramma dello sfruttamento di migliaia di lavoratori immigrati che, giunti nel nostro Paese per sfuggire alla povertà, si ritrovano costretti a prestare la loro manodopera per miseri compensi, ed in condizioni ai limiti dell'accettabile. Senza alcuna tutela, senza alcuna garanzia. Sembra di ritrovarsi ai tempi del capitalismo selvaggio, quando l'uomo era considerato solo un fattore della produzione, e non importa di che colore sei o che lingua parli: l'importante è che produci. Ed è questa la linea seguita da chi offre lavoro agli immigrati, non solo nella piana di Rosarno, ma in tutto il Meridione nonchè nel Nord Italia.

Non dobbiamo dunque preoccuparci troppo del razzismo. Il razzismo è solo frutto di imbecillità, mentre lo sfruttamento è frutto di crudeltà. Quest'ultimo rappresenta uno stadio superiore e più pericoloso della sola xenofobia. Rappresenta consapevolezza della diversità e approfittarsi di essa. E' una realtà molto sviluppata che purtroppo non viene denunciata perchè ormai fa parte di un sistema. E' la norma. E ora, che in seguito ad episodi di violenza nei confronti dei numerosi immigrati, la difficile realtà è stata portata sotto la luce dei riflettori, si cerca ancora di ignorare, di fare gli indifferenti di fronte al sistema, e ci si infuria invece con il problema del razzismo, che l'Italia invece non ha ancora conosciuto sul serio, visto il numero relativamente basso di stranieri e immigrati rispetto agli altri Paesi europei. L'Italia a mio avviso, non è, o non è ancora, un Paese razzista.

Gli immigrati dunque sono i proletari del 2010. Lo sono perchè non hanno scelta. Preferiscono essere le vittime di un certo sistema di ingiustizia sociale, piuttosto che patire la fame e la miseria nel loro Paese d'origine, magari dilaniato da qualche guerra o controllato da un regime dispotico del dittatore di turno. Ma forse le vittime non sono solo loro. Perchè se i proletari piangono, di certo i capitalisti del 2010 non ridono. Anche loro non hanno scelta. Anche i proprietari dei campi di arance e mandarini che offrono lavoro agli immigrati sono a loro volta vittime di un sistema ancora più grande, e ancora più pericoloso. Costituito sempre dal libero mercato e dall'inerzia dell'operatore pubblico nell'attuare politiche dei prezzi a difesa dei produttori, che si impoveriscono nei confronti dei commercianti che rivendono i loro prodotti. E' la stessa storia del prezzo del grano e del prezzo della pasta. Il primo che scende e il secondo che sale. Situazioni difficili le stanno affrontando anche i produttori di latte, ma anche di olio e vino. Sembra l'inizio di una crisi agricola di cui ancora nessuno vuole parlare, eppure i segnali sono forti.
I problemi, dunque, della società italiana, sono altri e molto più gravi: e non mi venite a parlare di razzismo.

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