sabato 13 febbraio 2010

La chiamavano Giustizia

Conosciuta fin dai tempi antichi la giustizia ha percorso un cammino che l'ha portata ad affermarsi sempre di più come un principio fondamentale del vivere sociale. Considerata dagli antichi Greci come armonia del cosmo e uguaglianza di condizioni, con i Romani assume i caratteri di una prerogativa innata, naturalistica, che viene tradotta nello jus, il diritto. Nel 600 la giustizia viene fatta derivare dal senso e dalla ragione, e andrà a porre le basi per la Rivoluzione francese, quella che annienterà i regimi assolutistici, e costituirà lo Stato di Diritto nel quale nessuno è al di sopra della legge, e tutti debbono rispettarla.

Questo cammino evolutivo della giustizia, sembra ora arrestarsi in Italia, dove, in una semplice democrazia parlamentare, essa viene continuamente mortificata da leggi ad uso e consumo personale. Un tempo la legge serviva per imporre una giustizia che fosse a vantaggio di tutti, ora la legge viene utilizzata per deporre una giustizia che possa svantaggiare pochi. Questo avviene perchè il potere politico è considerato superiore e sovraordinato alla giustizia. Da essere mezzo per l'imposizione della giustizia, la politica diventa fine raggiungibile con l'utilizzo di essa. Si verifica duqnue un'assurda inversione di ruoli, frutto di una spregiudicatezza e spudoratezza politica, che insulta i principi primi del vivre ensemble, del bene comune.
Il peggio è che gli attacchi alla giustizia vengono compiuti non solo in piena consapevolezza, ma vengono anche inseriti all'interno di un progetto quasi organico di smantellamento dello Stato di Diritto, e di sbilanciamento dell'equilibrio tra poteri, di quel meccanismo di pesi e contrappesi che contraddistingue tutte le costituzioni occidentali e nondimeno la nostra.

Non è concepibile un parlamento bloccato a discutere di lodi, processi brevi, o legittimi impedimenti: leggi che servono solo al Presidente del Consiglio. Non è concepibile soprattutto una maggioranza costituita da servi che ricevono e d eseguono gli ordini del padrone. Sembra quasi una corte dove i cortigiani fanno di tutto per rientrare nelle grazie del loro signore. Ma non è solo questo. La politica italiana è anche un immenso giro di affari e di favori che vengono esauditi e ricambiati. La nostra è una Repubblica clientelare, è ciò è confermato dal caso ultimamente scoppiato sulla gestione degli appalti per il G8 della Maddalena.

La corruzione che penetra in tutti i livelli della politica, nei tessuti più interni e anche in quelli meno immagibili (come la Protezione civile), ci dimostra come la politica sia una questione che non ci deve riguardare. E ora l'ultima mossa voluta da questo governo è proprio quella di privatizzare la Protezione civile, per far sì che gli affari da essa gestiti possano essere condotti con maggiore tranquillità e senza troppi riflettori puntati addosso. Al riparo da scomodi osservatori che controllano in nome sempre di questa benedetta e insopportabile giustizia.

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