Questo cammino evolutivo della giustizia, sembra ora arrestarsi in Italia, dove, in una semplice democrazia parlamentare, essa viene continuamente mortificata da leggi ad uso e consumo personale. Un tempo la legge serviva per imporre una giustizia che fosse a vantaggio di tutti, ora la legge viene utilizzata per deporre una giustizia che possa svantaggiare pochi. Questo avviene perchè il potere politico è considerato superiore e sovraordinato alla giustizia. Da essere mezzo per l'imposizione della giustizia, la politica diventa fine raggiungibile con l'utilizzo di essa. Si verifica duqnue un'assurda inversione di ruoli, frutto di una spregiudicatezza e spudoratezza politica, che insulta i principi primi del vivre ensemble, del bene comune.
Il peggio è che gli attacchi alla giustizia vengono compiuti non solo in piena consapevolezza, ma vengono anche inseriti all'interno di un progetto quasi organico di smantellamento dello Stato di Diritto, e di sbilanciamento dell'equilibrio tra poteri, di quel meccanismo di pesi e contrappesi che contraddistingue tutte le costituzioni occidentali e nondimeno la nostra.
Non è concepibile un parlamento bloccato a discutere di lodi, processi brevi, o legittimi impedimenti: leggi che servono solo al Presidente del Consiglio. Non è concepibile soprattutto una maggioranza costituita da servi che ricevono e d eseguono gli ordini del padrone. Sembra quasi una corte dove i cortigiani fanno di tutto per rientrare nelle grazie del loro signore. Ma non è solo questo. La politica italiana è anche un immenso giro di affari e di favori che vengono esauditi e ricambiati. La nostra è una Repubblica clientelare, è ciò è confermato dal caso ultimamente scoppiato sulla gestione degli appalti per il G8 della Maddalena.
La corruzione che penetra in tutti i livelli della politica, nei tessuti più interni e anche in quelli meno immagibili (come la Protezione civile), ci dimostra come la politica sia una questione che non ci deve riguardare. E ora l'ultima mossa voluta da questo governo è proprio quella di privatizzare la Protezione civile, per far sì che gli affari da essa gestiti possano essere condotti con maggiore tranquillità e senza troppi riflettori puntati addosso. Al riparo da scomodi osservatori che controllano in nome sempre di questa benedetta e insopportabile giustizia.
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