All'inizio non a

vevo ben capito perchè chiamare
intepretativo il decreto varato dal governo qualche giorno fa per salvare le liste escluse dalle consultazioni regionali. Il termine è così affilato che induce quasi timore. E infatti si tratta dell'ennesima
arma per colpire lo Stato di Diritto. Una legge cucita su misura per riammettere le liste escluse, elaborata ed approvata dagli stessi esclusi. Ma questa non è la base del problema. E' solo il culmine. Questo mostro informe che è il decreto nasconde bensì alle sue spalle una autentica
casa degli orrori.
Certo il fatto che dalle elezioni siano stati inizialmente esclusi i candidati più forti delle principali regioni italiani e il partito con il consenso più ampio è un fatto grave e dannoso per la libera scelta democratica del cittadino. L'elettore non è più libero di compiere
una scelta completa, a prescindere che voti o meno la lista o il candidato presidente escluso. Ma questi discorsi non possono giustificare la situazione che anche i media tradizionali (tv,radio, alcuni giornali) cercano di occultare, e che ha portato indirettamente, in seguito a opportuni vincoli burocratici, all'esclusione di talune liste. Come sempre
la scomparsa dei fatti non ci permette di avere una chiara idea della vicenda, ed è così che come segugi dobbiamo rintracciare tutti gli indizi che ci possano portare ad una autentica ricostruzione dei fatti.
Nel caso della bocciatura delle lista del Pdl nel Lazio diversi sono stati i ricorsi presentati davanti a i giudici dal partito e finora sono stati tutti respinti. In pratica per i documenti che attestavano la partecipazione del Pdl alle regionali del Lazio i quali sono stati presentati in ritardo (45 minuti), i due gradi di giurisdizione ordinaria hanno espresso parere contrario ai ricorsi. Questi valutavano sull'effettivo potere degli uffici elettorali di non accogliere le liste ritardatarie o con irregolarità. Secondo i giudici ordinari dunque, essendoci una
inadempienza dei termini previsti, la lista del Pdl non poteva essere ammessa. Poi è arrivata la volta dell giustizia amministrativa. Questa valuta se l'operato di un ente amministrativo (l'esclusione delle liste nel nostro caso), si sia tenuto nel rispetto delle regole, cioè se tutte le condizioni che hanno portato all'esclusione si siano manifestate nel rispetto delle leggi che trattano questi casi. Gli organi di giudizio amministrativo sono il T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale) e il Consiglio di Stato. Il primo già si è pronunciato ed il suo parere è stato nuovamente negativo. Toccherà al Consiglio di Stato. Ma non è finita.
Con il decreto interpretativo
il limite alla presentazione delle liste è stato slittato e la lista del Pdl è stata ripresentata. Ecco perchè il decreto è interpretativo: perchè si adegua al caso specifico, lo interpreta e dà una soluzione. Inoltre prevede che per presentazione si può intendere anche la presenza nelle vicinanze dell'ufficio preposto a ricevere la documentazione e non la sua effettiva consegna. Come è avvenuto nel caso della prima scadenza.
Interpretativissimo. In questo caso però la lista è stata rifiutata dal Tribunale d'Appello dove è stata presentata l'8 marzo scorso, si pensa per divergenze con la legge regionale in materia di elezioni. E' stato presentato un ricorso ai giudici anche contro questo respingimento.
Ci sono dunque
due binari aperti per la riammissione del Pdl. Uno è quello seguito dall'inizo e uno è quello costruito ad hoc con il decreto.
Gli altri casi di non ammissione - del listino per la candidatura di Formigoni in Lombardia e di quello della Polverini sempre nel Lazio - si sono risolti con la riammissione decisa dalla giustizia amministrativa, poichè si trattava solo di inceppi burocratici (timbri, deleghe) opportunamente sanabili.
Finora la giustizia ha fatto solo il suo lavoro di far rispettare le regole, ma il problema che è sorto invece è di natura politica: se è possibile che un grande partito non si possa presentare ad una consultazione regionale, seppur si tratti di una sola regione e seppur si tratti solo della provincia di Roma. E quindi in nome della politica, bisogna che la burocrazia faccia un passo indietro. Ma il mio quesito è: e se non fosse proprio la politica a causa di questo enorme pasticcio? Si tratta sicuramente di questo, e riguarda
il solito sistema affaristico-clientelare che caratterizza il sistema Italia. Una disattenzione così clamorosa, una leggerezza così grave non possono che essere il frutto di fratture interne dovute sempre e solo al perseguimento di interessi personali. La storia losca di Alfredo Milioni, il responsabile della presentazione dei faldoni con tutte le firme e i nomi dei candidati della lista all'ufficio elettorale, storia che consiste nel sostenere che il tizio si era allontanato per andare a mangiare un panino e non ha più fatto in tempo per l'accoglimento della docmentazione, è l'esempio di quanto ancora si usi la democrazia e lo strumento delle elezioni per piazzare nomine ed elargire favori. Non a caso è sospettato di aver modificato le liste prima della loro presentazione, e potrebbe essere proprio questo
il motivo del ritardo.
Ho cercato di ricostruire questa eterna vicenda mai spiegata e sempre ed opportunamente
distorta dai comunicati dei politici. Credo che informarsi sui fatti sia doveroso al fine di formare una opinione valida e fondata e che sia doveroso anche informare esattamente, cosa che ahinoi, non viene fatta.