mercoledì 22 dicembre 2010

Questa esigenza di futuro











In questi ultimi tempi la parola "futuro" è entrata prepotentemente negli argomenti di discussione dei politici, dei giornalisti, dei media, delle associazioni, dei cittadini e insomma dell'intera società, e lo dimostra anche il proliferare di sigle di partiti, fondazioni e altro, che si fregiano del termine "futuro" (basti pensare al nuovo gruppo parlamentare di Fini "Futuro e Libertà", alla fondazione "Farefuturo", o all'associazione di Montezemolo "Italiafutura") . La parola in questo caso rispecchia un bisogno profondo insito nella società prima inavvertito. Avere un futuro, ai nostri tempi, è considerato qualcosa di scontato, è una aspettativa per la quale non bisogna lottare, che non costa gravi sforzi, avere un futuro è un diritto della nostra società. Prima di avvertire questa esigenza il futuro non era preoccupazione, il futuro offriva mille possibilità, il futuro prometteva serenità. Infatti futuro è inteso come stabilità, sicurezza, tranquillità: il futuro rappresenta in fondo il raggiungimento della felicità personale.

Ma siamo giunti ad un certo punto in cui il futuro ci sembra in pericolo, il futuro è incerto, non è più sinonimo di stabilità e tranquillità: ad una intera generazione manca il futuro. Si tratta dei giovani, studenti e non, dei ricercatori, dei trentenni lavoratori precari, dei cassaintegrati, dei licenziati. Si tratta di una fascia di popolazione molto ampia che va dagli 0 ai 50 anni. Insomma chi non è arrivato alla pensione non può porre estrema fiducia nel futuro.
Questa necessità di futuro è ben simboleggiata nelle proteste dalla volontà di "puntare in alto": dalla scalata dei monumenti più importanti d'Italia da parte degli studenti, all'arrampicata sulle gru e sui tetti delle fabbriche da parte dei lavoratori. Come se quei posti rappresentassero punti di partenza, rampe di lancio, per "spiccare il volo" verso l'orizzonte.

La causa principale di questa preoccupazione per il futuro è la mancanza di lavoro. Sono recentissimi i dati che danno una disoccupazione in crescita e che soprattutto indicano come un giovane su quattro non abbia un posto di lavoro. Se da un lato la disoccupazione può essere figlia della recessione mondale e quindi frutto della congiuntura del sistema economico, la "precarizzazione" del lavoro è invece il risultato di un disegno preciso del mercato del lavoro in nome della flessibilità. Il ricorso sfrenato alla flessibilità del lavoro produce quindi instabilità del posto e insicurezza nel futuro.

Nemmeno il criterio del merito permette alla generazione senza futuro di sperare, basti pensare ai tanti cervelli in fuga all'estero, verso mete dove possono trovare facilmente occupazione e congrui compensi, e alle eccellenze della ricerca italiana, che devono proseguire i loro studi in altri Paesi che scommettono su di loro. Senza parlare della mala-abitudine italiana di piazzare parenti e conoscenti in posti di lavoro senza che questi abbiano particolari competenze. E non sto parlando della classica "raccomandazione", che in molti casi pressuppone persino un minimo di merito e competenza.

Le cause quindi di questo malessere e di questa insofferenza di un'intera generazione, è di natura politica: nel disinteresse della nostra classe politica alle esigenze di tutti i cittadini, da loro rappresentati. Si è verificata una divaricazione tra Palazzo e Piazza, e questo è dimostrato anche dalla mancanza di confronto con il popolo di studenti in protesta, confronto avvenuto solo negli ultimi giorni con il Presidente della Repubblica, organo che non ha poteri esecutivi, ma solo di garanzia.
Ecco che, alla fine, l'ostinazione e la sordità della classe politica genera malcontento, proteste, scontri e purtroppo anche violenza.

martedì 9 novembre 2010

Io rubo, tu Ruby

Perchè la faccenda delle escort che gravitano intorno ad Arcore è uno scandalo politico? Perchè dovremmo interessarcene così tanto? Perchè dovremmo indignarci?
Tutti i media ne parlano, ma non spiegano perchè si tratta di uno scandalo, facendo una gran confusione tra informazioni utili e informazioni non utili a noi cittadini. Infatti gli aspetti più importanti dell'affaire Ruby sono gli unici di cui i media preferiscono non occuparsi, un po' perchè vanno a sfavore del potere dominante e un po' perchè sono argomenti noiosi, che non fanno ascolti o che non fanno vendere copie.

A noi non devono interessare le abituidini o le faccende private di una persona: queste non solo attengono alla privacy di un individuo, che è un diritto imprenscindibile, ma anche distraggono dai più validi e seri ambiti di riflessione, sui quali si dovrebbe concentrare l'opinione pubblica. Ciò avvenne già per la vicenda Marrazzo, e ora sta avvenendo per il "Rubygate", e tra qualche tempo chissà per quale altro nuovo scandalo.
I motivi per i quali si deve considerare lo scandalo come politico ricadono sostanzialmente sotto il piano della legalità, dell'etica politica e della coerenza con i principi che si rappresentano.

Il primo motivo può essere quello più evidente e più clamoroso. Infatti essere indagati per aver infranto la legge, e soprattutto andare sotto processo è qualcosa che immediatamente suscita delle reazioni di condanna. Tuttavia queste reazioni dovrebbero non essere condizionate troppo dalla spinta emotiva e dalle facili prese di posizione. E' opportuno che, infatti, si aspetti che la giustizia faccia il suo corso prima di esprimere dissennati proclami.
Nel caso Ruby ci sono ipotesi di violazione della legge: la prima è quella di favoreggiamento alla prostituzione, per il quale sono stati indagati Emilio Fede e Lele Mora, e la seconda riguarderebbe direttamente il Presidente del Consiglio e si tratta di abuso di potere, e cioè il rispetto di tutte le regolari procedure nell'affidamento dell'allora minorenne in questione. E' questo ultimo aspetto in particolare che viene sempre accantonato, per parlare invece del bunga-bunga, argomento insignificante ma di un fascino irresistibile.

Il secondo motivo, quello da me definito etico-politico, va a scavare più a fondo cercando di mettere in luce i retroscena non solo della vicenda, ma di un certo sistema. Già dal caso D'Addario siamo venuti a conoscenza che una escort era stata candidata alle elezioni regionali, e un numero molto generoso di soubrette, show girl e altre avvenenti donne dello spettacolo che avevano frequentato Arcore, erano state candidate ad elezioni amministrative ed europee, per non parlare dell'ex modella ed ora ministro Carfagna, e dell'igienista dentale di Berlusconi, Nicole Minetti. Tutto ciò solleva la questione del metro di giudizio col quale si scelgono le candidature, se c'è un vero merito che determina la nostra classe politica. Ma non solo, questi party e festini possono nascondere chissà quante trame di favoritismi e "aiutini" con il quale si tessono interessi esclusivamente personali a danno della collettività. Inoltre c'è il pericolo di una possibile corrutibilità del Presidente del Consiglio che può essere condizionato da chiunque gli giri intorno e lo conosca tanto bene. A questo si ricollega un interrogativo: come mai una minorenne accusata di furtarelli aveva nel telefono il numero privato di Silvio Berlusconi?

Infine c'è un ultimo aspetto che non è affatto da sottovalutare, e questo riguarda la coerenza di quello che si fa nel privato con quello che si esprime in pubblico. Difendere la morale cattolica e il primato della famiglia con le parole deve corrispondere a comportamenti in difesa della morale cattolica e del primato della famiglia. La coerenza è garanzia di fiducia, e più è notevole la coerenza in un uomo, più si può essere certi che quell'uomo da noi eletto non ci tradirà, perchè le idee per cui lo avevamo scelto sono le nostre idee e solo con la coerenza esse potranno essere difese.

domenica 10 ottobre 2010

Il ritorno della politica

Ciò che l'Italia sta ancora aspettando è il ritorno della politica intesa come esigenza del confronto teso al raggiungimento di interessi comuni, per il bene di tutti, esigenza che si manifesta grazie alla libertà di espressione delle proprie idee, delle proprie opinioni, grazie alla necessità di una libertà di critica. Solo in questo modo la politica può giungere a delle soluzioni quanto più favorevoli e giuste per l'intera società. E' questa la politica che inizialmente pensavano i filosofi classici, la politica come inizialmente nacque, come la vedeva Aristotele: uno spazio pubblico dei e per i cittadini. Nonostante ora tutte le persone nascano come cittadini mentre invece così non era ai tempi di Aristotele, la politica d'oggi sembra ignorare le istanze e i bisogni dei cittadini per alimentare e sostenere se stessa. Ecco che i politici divengono una casta. Ed ecco che praticare politica viene visto come un modo per vivere al di fuori delle regole, come esercizio di un potere senza alcun controllo da orientare verso interessi ed affari personali, e verso il mantenimento e il rafforzamento della carica.

La cittadinanza, definita anche popolo quasi a indicare l'appartenenza ad un grado inferiore rispetto alla politica, per non far sì che proceda ad una destabilizzazione del potere dominante viene illusa con la propaganda, con la demagogia, con le promesse e con il controllo dei mezzi di informazione. In questo modo si formano sia gli Stati autoritari che le democrazie blande, quelle dove in Parlamento si cerca di contenere al massimo il dissenso, e ci si rimette nelle mani di un unico leader. Finora, la forma della democrazia blanda, la democrazia dormiente, è quella che si sta manifestando in Italia; ma non solo: questo è tipico di molti Paesi nel mondo, anche europei. Ma sembra che almeno qui da noi ci sia una inversione di tendenza. E mi riferisco all'azione del nuovo gruppo di Fini, Futuro e libertà, che fuoriuscito, o "cacciato" dal Pdl ha deciso di condividere con la maggioranza solo i proveddimenti che riterrà giusti, ovvero quelli che non danneggino la collettività a vantaggio solo di alcuni.

Questa volontà di dissentire dal potere dominante, la quale dovrebbe essere considerata come un fattore naturale di ogni democrazia, è stata accolta con grande clamore e scompiglio sia nella politica che nell'opinione pubblica, fino quasi al punto di "criminalizzare" i dissenzienti. D'altro canto l'opera di "compravendita" dei parlamentari avvenuta in questi giorni per riuscire ad ottenere una maggioranza parlamentare, rappresenta ancora una volta il servilismo e il perseguimento degli interessi personali di parte della politica, della maggior parte.

Ma come ritornare al vero significato della politica? Qual è l'antidoto? La soluzione è semplice ma di difficile attuazione. Essenzialmente è l'abolizione dei privilegi dei politici. La drastica riduzione dei poteri e del denaro che percepiscono i politici. E la scadenza definitiva del mandato. I soldi e la possibilità di conservare la posizione a vita sono gli elementi fondamentali di una politica malata, di una politica dannosa anzichè benefica. La politica deve ritornare in mano ai cittadini così come avveniva nella polis, da cui il nome politica.

lunedì 6 settembre 2010

Schiavi dei sogni

Una delle caratteristiche della nostra società è quella che tutto sembra a portata di mano, tutto sembra essere di facile realizzazione senza troppi sforzi, e la strada della felicità è un rettilineo pianeggiante. Questa impressione ce la offrono essenzialmente i media e soprattutto la televisione. E' con l'avvento di questi mezzi che la società è cambiata regalando a tutti sogni e illusioni di una vita come la desideriamo. Peccato se poi questi sogni rimangono tali.

La speranza di un miglioramento e la volontà di cambiamento sono motori di importanti stravolgimenti, muovono le coscienze della gente, ispirano le masse e i popoli vessati e sottomessi, ma i sogni no. I sogni sono solo anestetici. Non sono fatti nè di speranza nè di volontà. Dal momento che la società moderna sforna sogni, sognare e facile e non costa nulla. Basta una televisione che manda in onda la pubblicità. Questi sogni regalati appannano la vista e indeboliscono gli animi. Ci rendono disinteressati a tutto ciò che ci circonda. L'importante è "stare bene". O meglio fingere di stare bene. Perchè vedere in tv il ricco divo di hollywood con una bella modella che entra nella sua auto di lusso, ci rende vicini questo stile di vita che un giorno speriamo possa essere il nostro. Ed ecco che cominciamo a fantasticare su quali e quante auto vorremmo avere e quali e quante modelle vorremmo ci tenessero compagnia.
Ma non solo le immagini. I concorsi a premi da milioni di euro e le tante lotterie promosse dallo Stato sono anch'essi pericolosi sogni. Oltretutto perchè premiano i fortunati e non meritevoli.
Il concetto di merito è ormai dato per disperso nella società dei sogni perchè tutti siamo meritevoli di sognare: se lavori, se ti sforzi, se ti specializzi per te non c'è nessun premio: c'è un sogno, come per tutti gli altri.

A questo punto mi si potrà dire: e il sogno americano? l'American dream? Anche quello è solo una illusione? un anestetico?
Certamente la società americana si differenzia dalla nostra per alcuni tratti. Lì è molto più funzionante la mobilità sociale, che permette anche ai non abbienti di potersi affermare nella società. Questo perchè gli Stati Uniti sono nati con questo tipo di valore. E' loro caratteristica propria. Ma non avrebbe alcun senso, quindi, chiamarlo sogno americano. Una caratteristica del genere dovrebbe essere una normale caratteristica di ogni tipo di società. Passare da condizioni misere a condizioni quantomeno dignitose, dovrebbe essere la garanzia di ogni società. Il sogno americano è solo un sogno parziale, per tutto il mondo, e per gli americani stessi. La possibilità di compiere l'ascesa sociale è reale, ma la svendita e lo sbandieramento di questo sogno, anche in questo caso può assopire le coscienze di chi placidamente si accontenta solo di questo.

I sogni sono un'arma pericolosa perchè ci rendono schiavi della nostra condizione. Sono la miglior soluzione per il mantenimento dello status quo. Sognare non fa male quando significa avere delle convinzioni per le quali davvero lottiamo e che ci spingono ad andare avanti. Sognare fa quindi bene se il pensiero è accompagnato dall'azione, nella consapevolezza che il sogno vuol dire anche sacrificio, mentre nel mercato dei sogni del nostro tempo tutto è così comodo, tutto è così facile, tutto è a portata di mano...

sabato 12 giugno 2010

Il nodo Israele

Questa è una storia di odio. Una storia di violenza, di crudeltà, di cieche pulsioni viscerali. Una storia di conflitti e ostilità antica quanto il tempo. Una storia che non trova mai fine. Una storia difficile da raccontare e di cui portroppo molte volte ci si accontenta di sapere poco e male. E' la storia di una terra e due popoli. Ed è proprio questa asimmetria a rendere questa storia straziante. E' la storia di Israele e Palestina.
Il primo è il nome del «popolo eletto» secondo le Sacre Scritture, discendente da una stirpe antica migliaia di anni. Il secondo è il nome della regione storica dove questo ed altri popoli vi hanno vissuto, una terra da sempre contesa.

Credenze religiose fin troppo radicate, sentimenti nazionalistici trascinanti e odio atavico sono le cause dell'infervorare del conflitto arabo-israeliano, che dopo vane speranze di risoluzione accarezzate dalla comunità internazionale, sembra ben lontano dal vedere la sua fine. L'ultimo episodio di questo conflitto è l'attacco alla nave di pacifisti proveniente dalla Turchia e diretta verso la striscia di Gaza per portare aiuti umanitari, episodio che ha causato l'insurrezione dell'opinione pubblica di tutto il mondo e ha decretato un possibile futuro di isolamento dello Stato di Israele.
Stato di Israele che, all'indomani della sua costituzione, era stato sostenuto e "coccolato" da molti Paesi protagonisti della politica mondiale quali gli Stati Uniti, molti Paesei europei tra cui l'Italia e anche dalla stessa Turchia. Il motivo di questo appoggio era il ritorno dalla diaspora, una situazione di esodo e di dispersione del popolo ebreo in tutto il mondo, una situazione protrattasi per 2000 anni, dalla colonizzazione della Palestina da parte dell'impero romano. La condizione di migranti dovuta da questa diaspora e la difficoltà di inserimento in contesti differenti dal loro, con la prerogativa essenziale di conservazione del proprio credo religioso e di tutto il complesso normativo e comportamentale che da esso ne deriva, hanno contribuito alla nascita di sentimenti di avversione nei confronti degli ebrei che sono sfociati poi nell'antisemitismo.

Proprio l'antisemitismo dilagante, la condizione di perseguitati e la terribile vicenda della shoah, hanno dato vita ad un nuovo corso della storia, successiva alla seconda guerra mondiale, volto a ricostruire la storia del popolo ebraico riassegnando finalmente a queste genti le loro terre d'origine. La Gran Bretagna, che aveva un mandato in quelle zone affidatogli dalla Società delle Nazioni, stava già cercando invano dagli anni '30 di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei già in forte aumento. Israele costituì il suo Stato nel 1948 grazie anche al supporto delle Nazioni Unite. Da quel momento le pretese israeliane sui territori palestinesi si sono sempre più allargate. Nel 1967, con la guerra dei 6 giorni, Israele strappa a Giordania ed Egitto la Cisgiordania e la Striscia di Gaza che divengono territori occupati.
La coesistenza di israeliani e palestinesi è difficilissima se non impossibile, le differenze, soprattutto religiose, sono troppo marcate. Per questo nel 1993 si perviene agli accordi di Oslo, che prevedono un sgombero (non totale) dei territori occupati e ad un affidamento della loro amministrazione all'Autorità Nazionale Palestinese, che non è un vero e proprio Stato, ma una istituzione di controllo delle zone palestinesi.

Ciò che ha portato alla degenerazione del conflitto negli ultimi anni, sono i nazionalismi cresciuti sia tra gli arabi con la forza islamica di Hamas, sia tra gli israeliani, con l'affermazione della destra di Netanyahu. Ma non solo: tutta l'attenzione dimostrata dalla comunità internazionale ad Israele ha celato le prerogative dei popoli palestinesi facendo aumentare il loro astio verso i nuovi occupanti. La solidarietà internazionale, le sponde offerte ad Israele dalle potenze mondiali, hanno quindi giustificato le pretese ebraiche di onnipotenza su tutta la Palestina, incrementando una spirale di violenza culminata nell'ultimo episodio in ordine di tempo, il suddetto attacco alla flotta umanitaria Freedom flotilla, giustificato dal governo israeliano con il principio di legittima difesa.
Ebbene, Israele ormai difficilmente potrà trovare fiancheggiatori, persino gli USA sembrano volerle voltare le spalle. In queste condizioni qualcosa potrà cambiare? O Israele proseguirà il suo cammino in solitaria? Nel lungo e perdurante conflitto arabo-israeliano se non ci saranno subito svolte, non ne vedremo per molto tempo.

venerdì 21 maggio 2010

Via il bavaglio dall'informazione

Il tema principale di cui si occupa questo blog è la libertà di stampa e di informazione, tema verso il quale sono molto sensibile e cerco di coprire il ruolo di strenuo difensore. Il problema italiano è, come ho già denunciato in altri e numerosi interventi, una evidente difficoltà nell'esprimersi liberamente e senza pressioni, una evidente carenza di informazione veritiera e non distorta, una evidente assenza di informazione sui lati più oscuri e putridi di politica, finanza, imprenditoria, pubblica amministrazione e tanti altri campi, questo perchè quelli che io chiamo i media tradizionali (televisioni, giornali e radio) sono controllati e ostacolati da gruppi di potere e affari che impediscono una informazione scomoda, che potrebbe danneggiarli.
Chiari esempi di questa difficoltà ad esprimersi in Italia sono i casi di Santoro, continuamente pressato e controllato durante la preparazione delle puntate di Annozero, e quasi costretto ad andarsene, e il caso di Maria Luisa Busi, conduttrice del tg1, che ha rinunciato a condurre il tg accusando di "non riconoscersi più nella testata", rea di non aver adeguatamente informato in eventi significativi come lo scandalo escort o la ricostruzione in Abruzzo, e invitando l'intera redazione "a una riflessione". In rai, inoltre, è anche forte la protesta di RaiNews24 le cui trasmissioni si sono spesse volte accidentalmente interrotte.

Come se non bastasse il sistema di informazione italiano viene colpito duramente anche da leggi che ne limitano ulteriormente la libertà come il ddl contro le intercettazioni che è in discussione i parlamento. Ciò di cui mi occuperò è la descrizione e l'analisi di questo ingiusto disegno di legge promosso dal governo e avversato da tutte le principali testate giornalistiche italiane, dal network di informazione SKYTG24, dalla Freedom House (l'istituto di ricerca americano che studia la libertà di stampa nel mondo) e persino dal governo di Barack Obama.

Il Disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, è pensato non solo per mettere il bavaglio alla libertà di cronaca giudiziaria, ma anche e soprattutto per limitare le indagini dei pm fermando il ricorso alle intercettazioni telefoniche per combattere il crimine. Al giorno d'oggi le intercettezioni telefoniche sono il principale strumento per scoprire i colpevoli e rinviarli a giudizio. Sono utilizzate in quasi tutti i processi balzati agli onori delle cronache. Dalla tempesta di calciopoli, alla clinica degli orrori di S.Rita, fino alle più recenti disavventure della "cricca" degli appalti. Senza le intercettazioni telefoniche non avremmo potuto scroprire questi reati. E' vero che per alcuni reati, quelli più gravi, le intercettazioni sono ancora previste, ma è anche vero che molti di questi reati vengono scoperti partendo da reati minori.

Attualmente il pm che vuole disporre le intercettazioni telefoniche deve fare richiesta al giudice per le indagini preliminari con decreto motivato quando incorrono gravi indizi di reato. La durata delle intercettazioni non può superare un massimo di 15 giorni, ma il giudice può prorogare per periodi successivi di 15 giorni talora vi siano ancora gravi indizi di colpevolezza (art. 267 cod.proc.pen.).
La proposta di legge inizialmente pensata dalla maggioranza e ora la vaglio della Camera, invece, sostituisce gravi indizi di reato con evidenti indizi di colpevolezza il che è molto diverso. Infatti in aggiunta al reato, vi devono essere degli indizi chiari che facciano pensare che l'intercettato sia ormai colpevole. Il che renderebbe addirittura inutili le intercettazioni. In aggiunta, la durata delle intercettazioni può ancora essere prorogata dal giudice per 15 giorni ma questo fino a raggiungere un massimo di due mesi, dopo di che non si può più intercettare. Inoltre, l'intercettazione può avvenire solo sul numero di utenza dell'indagato, e non si può intercettare sul numero di un'altra persona scoperta magari in combutta col presunto colpevole del delitto.

Per quanto riguarda la pubblicazione delle intercettazioni, il ddl prevede che sia vietata la pubblicazione dei testi e dell'audio delle conversazioni intercettate, anche in riassunti, fino alla conclusione delle indagini preliminari che, in un Paese come il nostro, possono durare anni ed anni. E, visto che i maggiori intercettati sono politici, e basano la loro carriera sul consenso e sui voti che il popolo dà loro, credo che sia indispensabile informare la gente su cosa eventualmente possano essere incriminati. Per chi viola questa legge inizialmente si era pensato addirittura il carcere, oltre a multe salatissime per gli editori. Il disegno di legge, tra i mille commi del suo unico articolo, prevede anche una stretta verso i blog e altre testate informatiche che sono tenute a rettificare notizie ritenute non vere in 48 ore, pena salatissime multe.

Dal momento, quindi, che i politici sono i maggiori bersagli delle intercettazioni, e i politici sono anche coloro che fanno le leggi, è concepibile che essi stessi pensino di fare una legge che impedisce le intercettazioni. Nascondono il loro vero intento, quello dell'impunità, sotto la minaccia per la nostra privacy. D'altronde la bilancia è fatta da due piatti: privacy e sicurezza, quindi se si vuole maggiore privacy, si avrà meno sicurezza e viceversa. In questo caso io preferirei la sicurezza. Ma non è questo il punto. Non possiamo far valere questa equazione per i delinquenti. E cioè se un indagato deve avere meno privacy degli altri che ben venga, il problema della sua riservatezza è l'ultimo di cui preoccuparsi. Ha paura delle intercettazioni solo chi ha da nascondere qualcosa. E sembra che chi sostiene questa legge, abbia molto da nascondere... e noi non abbiamo ancora scoperto niente.

domenica 18 aprile 2010

I peccati della Chiesa

La recente attenzione mediatica verso gli scandali di abusi sessuali di preti e componenti del clero non è dovuta ad episodi più eclatanti o sconcertanti di questo genere avvenuti negli ultimi tempi. No, di casi di pedofilia ce ne sono sempre stati e se ne è anche abbastanza parlato da alcuni decenni a questa parte. E' grazie alle nuove pressioni della stampa estera, inglese e americana, che si è tornati a discutere del problema, ma questa volta in maniera diversa: con la volontà di giungere a delle soluzioni pratiche, di risolvere (sembrerebbe) una volta per tutte il problema. Una volontà non manifestata dalle gerarchie ecclesiastiche, che commentando a questi episodi hanno sempre descritto il caso come isolato, dimostrando una certa impotenza della Chiesa di fronte alle malvagità dell'essere umano, ma manifestata dalla società laica che grazie alla stampa, all'indignazione della società civile, e perchè no anche della magistratura, sembra voler farsi carico del problema e annientarlo una volta per tutte, anche se a farne le spese sarà l'immagine e il prestigio dell'autorità ecclesiastica. E' il potere della Chiesa che è stato ed è ancora uno maggiori freni all'accusa e alla condanna delle malefatte del clero. Ed ecco introdotto un nuovo e importante argomento di discussione.

Ciò che lecitamente ci si potrebbe chiedere è: ma perchè i preti compiono tali atti? cosa li spinge? Sessualità repressa? Forse. Fatto sta che per liberarsi di tutte le pulsioni sessuali cui un prete non ha mai potuto e non può dare sfogo, la migliore soluzione non è quella di riversarle su bambini innocenti, cosa che oltre ad essere moralmente terribile è anche reato. Ecco perchè, secondo me, il celibato sacerdotale non è la causa del problema.
Un funzionario della Chiesa Cattolica compie molestie perchè sa che può. O meglio, sa che riesce a farlo, e senza nemmeno incorrere in spiacevoli conseguenze. E' il potere e l'autorità della Chiesa che glielo permettono, e lui si sente portatore di questo potere e autorità. Sa che la sua vittima accondiscenderà alle sue richieste e non rivelerà ciò che subisce. Anzi, potrebbe essere addirittura convinta della giustezza di ciò che gli è stato fatto. Ma non solo, il prete molestatore sa che se venisse scoperto, il Vaticano lo coprirebbe, insabbiando il caso, e riceverebbe attestati di solidarietà da tutta la comunità che guida, cirocstanza già verificatasi, e per di più in Italia. Causa principale di questi atti di molestia è quindi il potere discendente dall'autorità religiosa a cui il prete molestatore fa capo.

La Chiesa può quindi beneficiare di questo potere, e lo ha fatto finora da duemila anni, per sfuggire da tutte le accuse agli orrendi crimini da essa commessi. Solo ora, l'imponente edificio sta subendo i notevoli colpi inferti da una indignata opinione pubblica (straniera) che non sopporta che il capo della Chiesa abbia protetto in prima persona, sia da cardinale che da papa, gli imputati di abusi. E' quindi forse il coinvolgimento personale del papa che ha incrementato la protesta.
Il primo documento che prevede la protezione e l'occultamento dei casi di pedofilia ad opera del clero è la Crimen Sollicitationis, una direttiva segreta del 1962 spedita a tutti i vescovi del mondo che stabiliva le procedure da seguire secondo il diritto canonico, per i preti che si fossero macchiati di pedofilia. Prevedeva l'assoluta segretezza di tutta la vicenda: delle vittime, degli accusati e dei testimoni, pena la scomunica. 40 anni dopo, nel 2001, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'organismo incaricato di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa, emana il seguito ideale della Crimen Sollicitationis: la De Delictis Gravioribus, che ribadisce l'esclusività di competenza della Chiesa in queste vicende. Per questo atto, Ratzinger è stato anche imputato dalla Corte Distrettuale di Harris nel Texas di ostruzione alla giustizia, visto che erano in corso indagini su preti accusati di molestie. Gli è stata poi concessa l'immunità diplomatica come capo di stato straniero.
Ultimamente, lo scoppio dei casi dell'Irlanda, ha portato il papa a pronunciarsi con una simil-condanna verso i preti pedofili e verso soprattutto gli insabbiamenti. Ma tuttavia sottolinenando che i colpevoli risponderanno a Dio e non ad una autorità di giustizia terrena.

Ma non ci sono solo gli abusi. I peccati della Chiesa sono tanti, e sono sempre stati commessi sin dalla sua fondazione. Dalle crociate, all'Inquisizione, all'antisemitismo, la storia della Chiesa è costellata di crimini e di nefandezze e tutte per difendere gli interessi che un organismo di potere come la Chiesa può avere. Perchè il male della Chiesa, e più generalmente della Religione Cattolica non sono solo i preti pedofili, ma anche i prelati nei Consigli d'Amministrazione.