martedì 15 dicembre 2009

O dio

Negli ultimi tempi stavamo già avvertendo la sensazione di un certo clima di tensione sociale molto intenso, trascinato (o provocato?) dal livore del dibattito politico. Le posizioni contrastanti si sono fatte sempre più distanti, gli atteggiamenti sempre più duri e i toni sempre più aspri. In poche parole si è creato odio. Ma è normale che questa componente debba rientrare nel confronto politico con le gravi implicazioni alle quali essa può portare e che alla fine ha portato? La risposta in fondo è no. Un sentimento come l'odio deve essere estraneo a certi ambiti. Ma è necessario che qualunque tipo di sentimento rimanga al di fuori della politica. La politica, è e deve rimanere una questione meramente tecnica: si esprime il consenso a favore di un progetto politico, ma non si può pretendere di amare o di adulare il portatore di tale progetto e nè di converso odiarlo e attaccarlo. Si può invece sostenere e criticare, contribuendo così all'arricchimento del dibattito e al raggiungimento così di soluzioni il più condivise possibili.

Chi pretende amore non può certo credere di non aspettarsi anche odio. E' dunque anomalo ritrovare in politica questi aspetti sentimentali, che tracciano un legame emotivo tra eletto ed elettore fino a giungere al vero e proprio fanatismo, alla vera e propria esasperazione. Un politico può godere di stima, di rispetto, di riconoscenza, ma non di amore. Conseguentemente potrà godere di disprezzo, di disistima e di critica, ma non di odio.

E il clima di forte tensione sociale è poi il risultato di chi gestisce la politica facendo leva sui sentimenti della gente. La società è così nettamente separata tra l'adulazione inspiegabilmente esaltata dei sostenitori di un personaggio politico e tra l'odio feroce ed irrazionale dei suoi detrattori. Il confronto si articola in questa maniera su posizioni preventive assunte dagli schieramenti senza adeguate riflessioni sugli argomenti. Se vogliamo essere più precisi, a queste condizioni c'è proprio l'impossibilità di avviare un vero confronto.
Si parlava di dialogo. Il dialogo è una bufala. Non esiste il dialogo nel dibattito politico. Perchè dialogo non è sinonimo di confronto. Il dialogo è uno scendere a patti. Significa accettare delle condizioni. Può rivelarsi una presa in giro. E' il confronto la vera esplicazione della politica. Presentare le diverse esigenze della società con le varie soluzioni possibili e indicare quale è la migliore da adottare. Il dialogo invece è il connubio tra gli affari dei politici.

I politici remano tutti nella stessa direzione e sono tutti padri di questo clima di tensione. Ma la deriva della politica italiana è anche rappresentata dalla volgarizzazione dei termini usati, e dagli insulti facili, così da avvicinare la politica agli ambienti più bassi e rudi trasformando il suddetto confronto in un tema affrontabile senza valide conoscenze e senza fermi argomenti e convinzioni, basta assicurarsi un discreto bagaglio di offese e rozzi improperi.
Di conseguenza chi possiede dei forti convincimenti, di idee e principi per i quali è disposto a scendere in piazza a protestare e a farsi sentire, viene malauguratamente identificato come l'espressione di odio e, nella peggiore delle ipotesi, incriminato di gesti aggressivi e violenti.

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