domenica 1 novembre 2009

Riscoprire la democrazia

Non è mai facile parlare di democrazia. Questo forse perchè il senso del termine non è ancora bene inteso dai più. O perlomeno si tende sempre a dare interpretazioni personali del concetto di democrazia, ovvero interpretazioni al passo coi tempi. Come è giusto che sia. Adeguare, migliorare e perfezionare il concetto di democrazia a seconda delle esigenze della società è un dovere sacrosanto dei consociati stessi (e non solo della classe politica dirigente, che invece come sto per dirvi, è sempre propensa a fare il contrario).
Il problema è quando viene stravolto il senso del termine stesso. O meglio ne vengono (ab)usati i nobili connotati che risiedono nel suo significato, ai fini di attrarre il consenso tanto caro e indispensabile alla classe (casta) politica italiana.

Etimologicamente parlando il termine democrazia significa "governo del popolo", governo che avviene tramite il principio di maggioranza secondo il quale vengono deliberate le decisioni che dovranne essere rispettate da tutti i consociati, compresi quanti erano contrari alla deliberazione stessa. I critici della democrazia possono già qui muovere le loro perplessità sul reale beneficio della democrazia nella società. Che differenza c'è tra il governo di un monarca virtuoso e quello di una repubblica democratica che penalizza e colpisce i contrari? Ardui quesiti di scienza politica. Ammettiamo che è molto difficile che si manifesti un sovrano virtuoso che vada incontro alle esigente di tutti, dal momento che una grande concentrazione di potere è rischiosa per gli interessi della società tutta, e di chi in special modo, ha interessi in contrasto con il modo di pensare del sovrano. Una sufficiente "illuminazione" e filantropia dei regnanti, tale da non suscitare malesseri non troppo evidenti nella società, non è mai stata dimostrata dalla storia. Non ci resta che la via democratica.

In una democrazia indiretta (l'unica vera e propria democrazia applicabile nel mondo contemporaneo), tutti i cittadini sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti i quali delibereranno le decisioni che investiranno tutto il popolo. Ma il problema già riscontrato poche righe fa può ripetersi: che fare quando essi non siano virtuosi? Insomma, sarebbe facile rispondere che in fondo siamo noi che li abbiamo scelti. Ma in Italia invece non è così. Noi non scriviamo il nome di chi vogliamo. E questa è la prima anomalia della democrazia italiana. Inoltre, come fa un elettore a sapere con esattezza se il politico che intende eleggere è una persona sincera, che rispetta i suoi elettori, mantiene le promesse fatte, e si impegna per il bene comune? Non è intuibile tutto ciò nemmeno in campagna elettorale, momento cruciale durante il quale si forma la vera volontà dell'elettore, dati i diversi stratagemmi e abili trucchetti mediatico-commerciali, con i quali i politici si accalappiano i voti.

Ma allora, se nemmeno la democrazia può funzionare, come governare uno Stato?
Ci vorrebbe un depotenziamento della classe (casta) politica, della politica di "palazzo", a favore di una riappropriazione della politica da parte dell'intera collettività. I politici-dirigenti, dovrebbero ascoltare di più i politici-cittadini. La democrazia non si fa solo nel parlamento, ma la fanno anche le manifestazioni di piazza, le associazioni sindacali, i lavoratori licenziati che scioperano, gli studenti che protestano, i piccoli imprenditori che si lamentano. Tutti questi sono i naufraghi della democrazia italiana. Contano solo alle elezioni, quando questi naufraghi sperano di trovare l'appiglio per non annegare, e invece, si illudono soltanto e lentamente soccombono.
L'italino deve essere sempre più preoccupato della pericolosa deriva populista che stra prendendo il nostro Paese.

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