Prendo spunto dalla vicenda-scandalo che ha coinvolto il presidente della Regione Lazio Marrazzo. E parlando di lui posso dire che ancora non si è perso quel minimo di dignità. Marrazzo ha saputo riconoscere i suoi sbagli e ritornare indietro. Ha saputo subire gli effetti dei suoi vizi e riconoscerli. Ha saputo ammettere gli sbagli e pagarne le conseguenze. Ha saputo annientarsi. Tutto ciò faceva parte della sua vita privata. Con la coscienza del politico, ha saputo portare i risvolti di vicende private, in una dimensione pubblica. Perchè lui è di questo che si occupa, del pubblico. Ma ora basta. La coscienza di un politico dovrebbe pensare di non meritare più un certo incarico. Ma ormai tutti i politici credono di essere all'altezza del ruolo che occupano. Perchè non rispondono più ad una coscienza .
Ma non è finito qui il duro lavoro di un politico. Perchè oltre a rinunciare a coscienza e dignità, il politico deve riuscire anche ad essere subdolo. Deve riuscire a negare l'evidenza, a schierarsi a favore di qualcosa cui è sempre stato contro, di prendere decisioni di convenienza. Ed è questo il mestiere che volenti o nolenti sono costretti a fare tutti quelli che stanno urlando le dimissioni di Marrazzo, incoerentemente con la simile situazione con la quale dovrebbero fare i conti. E chi ne fa le spese è sempre la collettività che si vede presa in giro da un gioco al quale non le è consentito partecipare. E alla collettività toccherebbe riappropiarsi di un sentimento di sdegno nei confronti dei politici che li rappresentano. Provare sdegno significa sentirsi colpita la propria dignità e manifestare così di averla. I politici non possono provare sdegno se non hanno dignità. Il popolo, per via di questa mancanza, è tenuto a provarne. Sdegnamoci degli indegni.
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